La cornacchia simpatica

Il 21 marzo si celebra la Giornata mondiale della poesia, istituita dall’UNESCO nel 1999.

La cornacchia simpatica

La cornacchia nera
è molto simpatica…
Quando osservo
dalla finestra della mia classe in dad,
vedo…
una ragazza passare con suo padre,
la bandiera dell’Italia che svolazza,
un signore passa con la bici,
una signora guida la macchina.
Osservo le nuvole
che girano intorno al sole,
il vento che soffia fortissimo
mi porta al mare con il pensiero.
I rami si muovono al vento.
passa un’ambulanza urlante,
una mamma, vestita di arancione
lascia il figlio alla scuola materna,
una vecchia signora parla con il cellulare.
Vedo l’azzurro del cielo,
il sole che gioca a nascondino e fa “cucù”,
Vedo le farfalle
svolazzare nel prato verde di marzo.
Immagino ad occhi chiusi
le stelle illuminate nel cielo,
un signore fotografa una casa.
Ma ecco che all’improvviso
arriva la simpatica cornacchia,
agita le sue grandi ali nere
In mezzo ai rami alti e
Vola via…
   libera
verso il cielo azzurro.

Ashvini Pili, 4ªB SUE

Memoria

Oggi, nella Giornata della Memoria, il ricordo di ciò che è accaduto è per me anche il ricordo di quando visitai alcuni dei luoghi che segnarono l’Olocausto. Io, personalmente, li ho rinominati: “capitali della morte”.
Visitare una delle capitali della morte su questo mondo è stato oltremodo straziante; un misto di rabbia, fastidio, acrimonia e tristezza, ma solo alla fine.
Quando visitai la fabbrica Schindler iniziai a comprendere in giusta misura ciò che accadde lì ma smisi di capire quello che sentivo, interrogandomi sui perché che, ahimè, mai verranno compresi da alcuno.
Quella comprensione, poi, la riacquistai pochi giorni dopo, visitando Auschwitz I e Auschwitz II. Lì riacquistai la comprensione ma persi la parola. La pesantezza emotiva di quel luogo fu troppa, proferire parola sembrava eccessivo, quasi pretenzioso. Non c’era parola che alleggerisse in modo alcuno quel luogo, che al contrario veniva appesantito a ogni passo, ogni parola.
La memoria è questo: dare peso a essa lasciando viva la testimonianza nella sua pesantezza e nella sua gravità, qualunque cosa pur di preservare la persistenza della memoria.
Noi abbiamo il ruolo di tenere viva questa testimonianza rendendoci portavoce e ambasciatori di ciò che è successo e che dobbiamo impedire in ogni modo che accada ancora: combattendo le micro-aggressioni, le discriminazioni e i soprusi verso quelli che vengono ritenuti i più deboli, schierandoci con loro e combattendo in prima fila per preservare i diritti delle persone che, come noi, sono abitanti del mondo.
Non comprenderemo mai ciò che accadde, ma dovremo per sempre ricordare.

Federico Crobe