Accadde oggi

Marcia su Roma

28Ottobre1922

Marcia su Roma

Nel 1922 Mussolini progetta di prendere il potere con la forza. Viene organizzata una "marcia su Roma" alla quale partecipano numerose squadracce fasciste.
La notte tra il 27 e il 28 il Presidente del Consiglio Luigi Facta fu svegliato per essere informato che le colonne fasciste erano partite verso Roma, sui treni che avevano requisito, mentre il re si consultava con i maggiori esponenti del Regio Esercito e della Regia Marina per fare il punto della situazione; Vittorio Emanuele III chiese ai suoi generali se le forze armate sarebbero state fedeli alla monarchia in caso di stato d'assedio e quelli, per voce di Diaz, risposero che "l'esercito avrebbe certamente fatto il suo dovere, ma sarebbe stato bene non metterlo alla prova".
Alle 6 del mattino si riunì al Viminale (allora sede della Presidenza del Consiglio) il Consiglio dei ministri, che decise di proclamare lo stato di assedio: il ministro dell'Interno Taddei stilò un proclama e lo fece inviare a tutte le prefetture senza attendere, "stante l'urgenza", che il re firmasse il relativo decreto.
Due ore più tardi Facta si recò al Quirinale per la ratifica del proclama da parte del re ma, con sorpresa del primo ministro, il sovrano dichiarò: "Caro Facta, sono cambiate molte cose da stanotte". Facta ricordò al re che "tutti i ministri sono stati d'accordo nel diramare il manifesto..." (dello stato d'assedio), ma il re rispose "Non tutti, non tutti!" e "D'altronde avete fatto male! Il diritto costituzionale prescrive che decisioni del genere non hanno nessun valore senza la firma del sovrano: lei lo sapeva benissimo, Facta!", aggiungendo che non era certo della capacità di resistenza degli 8000 militari presenti a Roma contro i "100.000 fascisti" in arrivo e che "in simili condizioni far scoppiare una guerra civile è da sanguinari e da scemi: io credo di non essere né una cosa né l'altra, caro Facta", o secondo altre fonti: "Queste decisioni spettano soltanto a me. Dopo lo stato d'assedio non c'è che la guerra civile. Ora bisogna che uno di noi due si sacrifichi". Successivamente disse "Io non firmo", e chiuse a chiave il decreto non firmato in un cassetto.
Durante la giornata le "camicie nere" sfilano per la capitale.
Mussolini non partecipa alla marcia, ma rimane a Milano in attesa degli sviluppi della situazione; caduto il governo Facta, il 29 ottobre Vittorio Emanuele chiede a Mussolini di formare il nuovo esecutivo.
La "Marcia su Roma" rappresenta perciò simbolicamente l'ascesa al potere del fascismo in Italia.

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