Accadde oggi
12Maggio1974
Referendum sul divorzio
Gli italiani sono chiamati a decidere se abrogare o no la legge Fortuna-Baslini, che istituiva in Italia il divorzio: partecipa al voto l'87,7% degli aventi diritto, vota "no" il 59,3%, vota "sì" il 40,7%. La legge rimane in vigore.
Nel 1965, in concomitanza con la presentazione alla Camera di un progetto di legge per il divorzio da parte del deputato socialista Loris Fortuna, iniziava la mobilitazione del Partito Radicale per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dell'istituzione del divorzio in Italia; l'attività si intensificò dopo il 1969, quando insieme alla Lega italiana per l'istituzione del divorzio (LID) il partito si mobilitava con grandi manifestazioni di massa e una continua azione di pressione sui parlamentari ancora incerti.
Nel dicembre del 1970, nonostante l'opposizione della Democrazia Cristiana, il divorzio veniva introdotto nell'ordinamento giuridico italiano con la legge n. 898, risultato della combinazione del progetto di legge di Loris Fortuna con un altro presentato dal deputato liberale Antonio Baslini; nello stesso anno il Parlamento approvava le norme che istituivano il referendum con la legge n.352 del 1970, proprio in corrispondenza con le ampie polemiche che circondavano l'introduzione del divorzio in Italia.
Gli antidivorzisti quindi si organizzarono per abrogare la legge attraverso il ricorso al referendum: nel gennaio del 1971 veniva depositata in Corte di Cassazione la richiesta di referendum da parte del Comitato nazionale per il referendum sul divorzio, presieduto dal giurista cattolico Gabrio Lombardi, con il sostegno dell'Azione cattolica e l'appoggio esplicito della CEI e di gran parte della DC.
Dopo un'iniziale contrarietà circa l'uso dello strumento referendario in materia di diritti civili, il Partito radicale si schierava a favore dello svolgimento del referendum e partecipava alla raccolta delle firme necessarie, mentre lo stesso non fecero gli altri partiti laici, che tentavano di modificare la legge in Parlamento (compromesso Andreotti-Jotti) per evitare ulteriori strappi con il Vaticano.
Dopo che furono raccolte e depositate presso la Corte di Cassazione oltre un milione e trecentomila firme, la richiesta superò il controllo dell'Ufficio centrale per il referendum e il giudizio di ammissibilità della Corte Costituzionale.







