cronache e opinioni

Il business sulla vita

Primo vero esordio dei nuovi rappresentanti d’istituto, riuscito più che discretamente. Assemblea di Novembre all’insegna della solidarietà e della sanità, appoggiata dalla collaborazione esterna di rappresentanti competenti.
In seguito alla normale amministrazione, è il dottor Vinci, esponente dell’associazione “Caritas” di Oristano, a prendere la parola, sensibilizzando sull’argomento solidarietà e tracciando un percorso ideale, che inizierebbe nel nostro cuore e avrebbe come meta le nostre mani. “La donazione di una moneta,” afferma “di un abbraccio o di una carezza deve partire dalla nostra sensibilità. Non è lecito donare per compassione, per elemosina. Bisogna farlo per il semplice fatto che quel famoso “pezzo di pane” appartiene di diritto ad ognuno di noi”.
Tutte queste belle parole terminano con un dato agghiacciante: ogni tre secondi nel mondo muore un bambino.
Frasi che fanno molto riflettere, anche se solo per poco. Il tempo a disposizione prima del secondo incontro è utile per discutere sull’argomento più vociferato delle ultime settimane: l’autogestione. Ma questa è un’altra storia.
Le due rappresentanti dell’associazione “Sindrome di Crisponi e malattie rare” non si lasciano attendere poi tanto. Dopo le dovute presentazioni, arrivano le prime delucidazioni, supportate da diapositive, sulle malattie rare e su quelle rarissime. Queste, in particolar modo, riceverebbero scarsissime sovvenzioni e sarebbero quindi oggetto di una ricerca assai scadente. Secondo l’esponente dell’associazione le case farmaceutiche inseguono ormai da tempo un unico obbiettivo, il business. Non conviene a queste investire sulla ricerca di malattie come la sindrome di Crisponi, poiché questa come altre è solo (solo?) causa di pochissime morti se messe in relazione con quelle provocate da altri malesseri. E’ possibile fare business sulle vite umane? Fino a che punto è giusto portare avanti questo metodo di sovvenzione basato sul numero di morti e quindi sulla sensibilità di altre persone? Attualmente nel mondo gli affetti da sindrome di Crisponi sono veramente pochi, anche se per la maggior parte concentrati nella nostra isola. Davvero commovente il racconto della nascita di questa piccola associazione formata da volontari e da genitori che hanno avuto o meno un legame con la malattia. Un piccolo successo sarebbe già stato ottenuto, riuscendo ad integrare una bambina di appena sei anni all’interno di una scuola elementare di Oristano, attrezzata di tutto il materiale necessario per garantire il suo stato di salute. L’associazione ha tra le altre cose promosso una lotteria solidale e ha sollecitato noi alunni stessi a partecipare; il ricavato ovviamente sarà destinato alla ricerca. Iniziativa, voglia di farcela e di non arrendersi sembrano essere gli ingredienti caratteristici di questa piccola associazione nata relativamente da poco che ha in progetto il raggiungimento di tantissimi altri traguardi.
Ora l’incontro forse più atteso, quello con la ginecologa Lau. Tutto è incentrato su un discorso e delle diapositive che appaiono simili ad una lezione di educazione sessuale che riesce a toccare temi più sensibili come l’omosessualità e l’omofobia.
“La cura del corpo è fondamentale, bisogna vivere in armonia con esso e non in continuo contrasto come la maggior parte degli adolescenti fa”. Parole sante! Sempre secondo il parere della ginecologa, il sesso non deve diventare una moda, e tantomeno deve essere una vergogna non aver intrapreso rapporti sessuali già in adolescenza; al contrario ognuno di noi ha dei tempi che non sono prestabiliti. Tutt’al più è necessario che i giovani si informino sui metodi contraccettivi e sulla loro efficienza. Da uno studio è emerso che la pillola è il contraccettivo più attendibile, con il 99,9% circa di probabilità di non rimanere incinta contro l’80% del preservativo.
Il discorso affrontato sull’amore riesce ad estendere il contesto della sessualità anche alle coppie omosessuali, che hanno “il diritto come tutte le altre persone di essere felici. L’omosessualità” continua la dottoressa Lau “esiste da sempre e in altri contesti storici era sicuramente più tollerata rispetto ad alcune realtà odierne. L’omosessualità non è una malattia!”.
Il discorso si conclude con un esplicito riferimento all’influenza che può aver avuto e, che ha tutt’oggi, la presenza della Chiesa in Italia. Alcuni studenti rivolgono delle domande che trovano esaurienti risposte da parte della dottoressa.
Un’assemblea tutto sommato positiva, costruttiva ed interessante. La partecipazione è stata discreta, anche se spesso e volentieri è stato necessario qualche richiamo. Meglio partire accontentandosi del fatto che l’arrosto sia morto e di non pretendere che sia anche contento.
Due sono gli aforismi che più si addicono a questa giornata; uno solidale, l’altro un po’ più crudo. “L’opera umana più bella è di essere d’aiuto al prossimo” (Sofocle). Alle volte però “Il grido del povero sale fino a Dio, ma non arriva alle orecchie dell’uomo” (Robert de Lamennais).

Giulio Palmas, V B pedagogico

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